Negli ultimi anni gli enti del Terzo settore (ETS) – associazioni, fondazioni, cooperative sociali, ONG – hanno assunto un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista economico, sociale e organizzativo. Con la crescita delle attività, dei finanziamenti pubblici e delle attività economiche, è aumentata anche la necessità di strumenti di controllo e gestione dei rischi. In questo contesto, il Modello 231 rappresenta uno strumento fondamentale di governance e prevenzione dei reati.
Il Modello 231 si applica anche agli enti del Terzo settore
Il D.Lgs. 231/2001 si applica non solo alle società, ma anche a enti e associazioni, anche prive di personalità giuridica, quindi anche agli enti del Terzo settore quando esiste un’organizzazione e una struttura gestionale.
Questo significa che anche un’associazione o una fondazione può essere ritenuta responsabile se, nell’interesse o a vantaggio dell’ente, vengono commessi determinati reati da amministratori, dipendenti o collaboratori.
I principali rischi per gli enti del Terzo settore
Molti enti pensano che il Modello 231 riguardi solo le aziende, ma in realtà gli ETS sono esposti a diversi rischi, ad esempio:
- reati contro la Pubblica Amministrazione (contributi pubblici, bandi, finanziamenti);
- reati tributari;
- reati di riciclaggio e gestione fondi;
- reati in materia di sicurezza sul lavoro;
- reati ambientali;
- reati societari e falsità nei bilanci;
- indebita percezione di finanziamenti pubblici.
In particolare, per gli enti che ricevono contributi pubblici o gestiscono fondi e donazioni, i rischi legati a truffa ai danni dello Stato o indebita percezione di finanziamenti sono molto rilevanti.
Il Modello 231 come strumento di tutela
L’adozione del Modello 231 non è sempre obbligatoria, ma è fondamentale perché può rappresentare una esimente dalla responsabilità dell’ente in caso di reato, se dimostra di aver adottato un sistema organizzativo idoneo a prevenire i reati.
In altre parole, il Modello 231 serve a:
- prevenire reati;
- organizzare meglio l’ente;
- dimostrare la corretta gestione;
- tutelare amministratori e consiglio direttivo;
- migliorare la trasparenza;
- rafforzare la reputazione dell’ente.
Modello 231 e governance del Terzo settore
Per gli enti del Terzo settore il Modello 231 non deve essere visto come un adempimento burocratico, ma come uno strumento di buona governance e trasparenza.
Infatti consente di:
- definire ruoli e responsabilità;
- introdurre procedure e controlli;
- gestire correttamente le risorse economiche;
- prevenire conflitti di interesse;
- controllare l’utilizzo dei contributi pubblici;
- migliorare l’organizzazione interna.
Per questo motivo molti esperti considerano il Modello 231 uno strumento di professionalizzazione e crescita organizzativa degli enti del Terzo settore.
Quando diventa particolarmente importante per un ETS
Il Modello 231 è particolarmente consigliato quando l’ente:
- riceve finanziamenti pubblici;
- partecipa a bandi;
- gestisce fondi e donazioni;
- ha dipendenti o collaboratori;
- gestisce strutture o servizi;
- svolge attività economiche;
- lavora con enti pubblici;
- gestisce appalti o convenzioni;
- ha una struttura organizzativa complessa.
n questi casi il Modello 231 diventa quasi uno standard di buona gestione.
Conclusione
Gli enti del Terzo settore gestiscono risorse economiche, donazioni, contributi pubblici e attività sociali di grande valore. Proprio per questo motivo è fondamentale adottare strumenti che garantiscano trasparenza, legalità e corretta gestione.
Il Modello 231 rappresenta quindi non solo uno strumento di prevenzione dei reati, ma anche un modello organizzativo che aiuta l’ente a crescere, organizzarsi meglio e tutelare amministratori, volontari e collaboratori.
Oggi sempre più enti del Terzo settore adottano il Modello 231 non perché obbligati, ma perché rappresenta:
- una tutela legale,
- uno strumento di organizzazione,
- un elemento di trasparenza,
- un vantaggio reputazionale,
- una garanzia per finanziatori, enti pubblici e donatori.
